Colfiorito

La ricchezza della comunità faunistica negli Altipiani di Colfiorito va ricercata nella diversità ambientale che questi luoghi sono in grado di offrire. Coltivi, boschi, prati, pascoli e zone umide sia perenni sia stagionali costituiscono habitat diversi in cui molti vertebrati trovano condizioni ideali di vita.

La palude, sita nelle immediate vicinanze dell’abitato di Colfiorito, ospita varie specie di pesci frutto soprattutto di ripopolamenti effettuati negli ultimi 20 anni. Piuttosto comune è la tinca (Tinca tinca), che insieme all’anguilla (Anguilla anguilla) e la carpa (Cyprinus carpia) costituisce la maggior parte della biomassa ittica della zona umida, oggi abitata anche da forme alloctone di provenienza orientale come il carassio (Carassius carassius) ed il carassio dorato (Carassius auratus).

Tra gli anfibi, oltre alla rana verde (Rana esculenta) e al tritone crestato (Triturus cristatus carnijfex), rilevante è la presenza di specie in decisa diminuzione nella nostra penisola come la rana greca (Rana greca) e la rana agile (Rana damaltina), mentre per i rettili è accertata la presenza del biacco (Caluber viridiflavus), della biscia dal collare (Natrix natrix) e della natrice tassellata (Natrix tassellata) che insieme al cervone (Elaphe quatuorlineara) sono gli ofidi di maggior interesse conservazionistico.

Gli uccelli, la cui consistenza specifica varia nel corso delle stagioni, sono particolarmente abbondanti nei periodi di migrazione primaverile ed autunnale grazie soprattutto ai luoghi di rifugio ed alimentazione rappresentati dalla Palude di Colfiorito e dai piani carsici di Ricciano, Annifo ed Arvello. È proprio in questi periodi che si può praticare dell’ottimo birdwatching osservando, con un po’ di fortuna, specie insolite per le nostre latitudini come i rari croccolone (Gallinaga media) e pettazzurro (Luscinia svecica), il possente falco pescatore (Pandion haliaetuì) e l’elegante cicogna bianca (Cicania ciconia).

La Palude di Colfiorito, già inserita nella Convenzione Ramsar che ne sottolinea l’importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, costituisce la porzione naturalisticamente più rilevante dell’intera zona. È proprio all’interno di questo biotopo che trova spazio vitale il tarabuso (Bataurus stellaris) una delle specie più rare e minacciate dell’intera ornitofauna europea. La presenza di quest’ ardeide, tipico abitatore d’estesi canneti e giuncheti, è tradita dal suo particolarissimo canto territoriale, simile ad un vero e proprio “muggito”, udibile dal tardo inverno sino agli inizi della stagione estiva. Grazie ad osservazioni e studi condotti a partire dal 1993 è emersa una situazione a dir poco sorprendente. Questa piccola zona umida ospita, in effetti, una delle più importanti popolazioni italiane di tarabuso il cui patrimonio nazionale si aggira intorno alle 20-30 coppie nidificanti (Brichetti,1992).

Gli estesi canneti ed i giuncheti che, insieme all’elevata qualità ambientale dell’area, stanno probabilmente alla base di questo piccolo miracolo ornitologico ospitano nel periodo estivo anche altre interessanti specie di uccelli come l’airone rosso (Ardea purpurea), il tarabusino (Ixobrvchus minutus) ed i chiassosi cannaiola (Acrocephalus scirpaceus) e cannareccione (Acrocephalus arundinaceus).

Particolarmente comuni nella palude ed osservabili per gran parte dell’anno sono il germano reale (Anas platyrhynchos), la folaga (Fulica atra), la gallinella d’acqua (Gaimula chloropus), il porciglione (Rallus aquaticus), l’airone cinerino (Ardea cinerea), il pendolino (Remiz pendulinus) ed il coloratissimo basettino (Panurus biarmicus), mentre in inverno, oltre ad ammirare le evoluzioni aeree del falco di palude (Circus aeroginosu, dell’albanella reale (Circus cyaneus) e l’eleganza dell’airone bianco maggiore (Egretta alba), è facile imbattersi in folti gruppi di beccaccini (Gallinago gallinago), alzavole (Anas crecca), fischioni (Anas penelope) e moriglioni (Aythya ferma).

Gli Altipiani di Colfiorito non significano solo uccelli acquatici, molte ed interessanti sono le specie silvicole e quelle legate all’ agroecosistema tra cui si ricordano: poiana (Buteo buteo), sparviero (Accipiter nisus), gheppio (Falco tinnunculus), barbagianni (Tyto alba), allocco (Strix aluco), picchio rosso maggiore (Dendrocopus major), allodola (Alauda arvensis), picchio muratore (Sitta earopaea), saltimpalo (Saxicola torquata), prispolone (anthus trivialis), cutrettola (Motacilla flava), averla piccola (Lanius collurio), zigolo nero (Emberiza cinlus) e ortolano (Embeniza bortulana).

La classe dei mammiferi è rappresentata da specie le cui abitudini, generalmente crepuscolari, e l’estrema elusività ne rendono problematica l’osservazione. Tra gli insettivori, anche se mancano studi specifici a tal riguardo, è accertata la presenza del riccio (Erinaceus europaeus), del toporagno d’acqua (Neomysfodies), del toporagno comune (Sorex araneus) e della crocidura rossiccia (Crocidura russula).

Senza particolarità di rilievo è il mondo dei roditori, che trova nello scoiattolo (Sciurus valgaris), l’istrice (Hystrix cristata), il topo selvatico (Sylvaemus sylvaticus) e l’arvicola di Savi (Pitymys savii) gli elementi più comuni nell’area degli altipiani. La lepre comune (Lepus europaeus), facilmente rilevabile nelle zone prative e negli incolti, è caratterizzata da una popolazione la cui consistenza è piuttosto variabile, subordinata all’intensità dell’attività venatoria. L’elemento di maggior pregio della mammolofauna negli altipiani è il lupo (Canis lupus) che frequenta attivamente la zona. La presenza del grosso predatore, accertata tra l’altro dal ritrovamento delle spoglie di due individui nei pressi del Piano di Arvello (1993) e al limite della macchia di Cupigliulo (1995), è rilevabile soprattutto in inverno quando la coltre nevosa ne evidenzia le tipiche piste.

Oltre al lupo gli altri carnivori accertati nell’area sono la volpe (Vulpes vulpes), la donnola (Mustela nivalis) e la fama (Martes fama). Tra gli ungulati comune è il cinghiale (Sus scrofa), mentre rari ed occasionali sono gli avvistamenti di capriolo (Capreolus capreolus) la cui presenza, vista l’idoneità dell’area, andrebbe senz’altro incentivata.